Lavorazione Artistica

Vincenzo Urso appartiene a una famiglia di artigiani che, da generazioni, si dedicano a lavorare la materia duttile del rame.
Aggiungendo inventiva e gusto artistico a questo (oggi) raro artigianato, egli ha perfezionato, con il tempo, una tecnica complessa e raffinata, che gli consente di ricavare da una lastra di rame, trattandola a sbalzo, manufatti che non presentano più una particolare finalità d'uso, ma che hanno ormai un carattere di prodotto artistico bastevole giù a se stesso, fruibile con nostro godimento per la sua forma, in un rapporto puramente estetico con esso.
Soprattutto la serie di piatti artistici colpisce per la precisione e la politezza dell'ornato. Ogni piatto è diverso da tutti gli altri, e una varia tipologia decorativa è richiamata. Sembrano incisi al bulino, tanto fine e cesellato ne è il disegno; e invece tutto deriva da un uso accorto del martello. Da non credersi. Ma Urso ce ne illustra la procedura. Si appoggia la lastra di rame su una sorta d'incudine e su tale superficie immobile la si fa scorrere lentamente, con movimenti che nell'artigianato - seduto - impegnano anche le gambe e non solo le mani, fermandola nel punto in cui il martello (non un qualsiasi martello, sia chiaro, ma uno appositamente creato dallo stesso Urso) deve battere; perchè fisso dev'essere il punto di battitura. Non è consentito sbagliare. Un colpo dato fuori misura rischia di rovinare il lavoro fin là compiuto; e non si può riparare.
E con i piatti ancora ci si trova in un ambito di artigianato artistico, invece è con la serie di mascheroni che Urso tenta la via di una autonoma ricerca estetica, con felici risultati.
Si vede sulle facciate delle dimore barocche di Acireale tutto un fiorire di mascheroni, che le antiche maestranze intagliavano nella pietra con la sapienza di un mestiere tramandato di padre in figlio, nel corso dei secoli. Il prototipo di quelle figure mostruose, con l'espressione del viso atteggiata a smorfie di raccapriccio, può essere infatti considerata l'orribile maschera della Gorgone (il Gorgoneion) che adornava le metope nei templi dorici. E dunque quei volti avevano ed hanno una funzione apotropaica; di allontanare cioè dalla dimora, per un'azione di magia omeopatica, gli influssi maligni di demoni, uomini e animali mossi da cattive intenzioni.
Tolti dal loro originario contesto, e riprodotti con fedeltà iconologica sul rame, i mascheroni non per questo cessano dinanzi ai nostri occhi di agire magicamente; anzi, l'effetto d'urto emozionale che ottengono in noi, che riceviamo il loro sguardo vuoto e potente, è come moltiplicato dal fatto di trovarceli di fronte in quella materia estranea alla pietra e in quella vicinanza; adesso familiari e, insieme, di un nuovo e più terribile aspetto.
Questo risultato Vincenzo Urso lo raggiunge spontaneamente: ossia per la ragione che tutta l'operazione è condotta all'insegna di una strategia citazionista; di quel tipo che, di una configurazione complessa, riproduce, con una fedeltaà più o meno integrale, solamente un dettaglio. E infatti ogni oggetto, che noi eravamo abituati a percepire in un contesto e su uno sfondo familiari, e che ora ci appare invece o privo di quel contesto e di quello sfondo o situato in un contesto e su uno sfondo differenti, ebbene, quest'oggetto diventa per ciò stesso, per noi, un perturbante.
La rassegna dei manufatti artistici si chiude con una figurazione di stampo surrealista. In un riquadro di modeste dimensioni si sporge in fuori una forma: un seno di donna, che tutto si allunga e si ritorce su se stesso e così disegna l'onda di un punto interrogativo. Qui la materia è sempre metallica, ma si aggiunge una vistosa tendenza al cromatismo: ci sono marezzature che percorrono la superficie, ottenute con un controllato procedimento di ossidazione. Una scultura pittorica, quindi. E' come se Urso con quest'opera chiudesse una stagione di ricerca e un'altra ne promettesse. E se quest'altra sarà condotta con la serietà temperata dalla modestia che finora ha caratterizzato il suo lavoro di artigianato-artista, siamo sicuri che Vincenzo saprà offrirci oggetti abilmente, mirabilmente "lavorati ad arte".